Un lavoratore su tre non indossa calzature di sicurezza

Promuovere l’apertura di un dibattito sul tema dell’antinfortunistica e della sicurezza sul lavoro e in particolare nei cantieri edili, è questo lo scopo del convegno organizzato dall’Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani ANCI per il 4 febbraio nell’ambito della manifestazione fieristica del progetto e delle costruzioni MADE expo (Fiera Milano Rho).

Giuseppe Piazzolla, Coordinatore del Comitato Calzature Sicurezza di ANCI: “L’utilizzo delle calzature di sicurezza è ancora poco diffuso e spesso quelle indossate sono poco utili perché vecchie e non più efficaci”

“A fronte dell’emergere di molte lacune nelle informazioni circa il mercato delle calzature di sicurezza – afferma il Coordinatore del Comitato Calzature Sicurezza di ANCI, Giuseppe Piazzolla -– abbiamo commissionato a SITA Ricerca un’indagine dal titolo “Le calzature di sicurezza in Italia” su questo tema specifico. Ne sono emersi dati estremamente interessanti, non solo per il mondo che ruota attorno alla calzatura, ma per tutti gli attori coinvolti dalle problematiche dell’antinfortunistica. Da qui la decisione di proporre un dibattito allargato per confrontarci con i nostri principali interlocutori su questa questione: i costruttori edili, rappresentati da Federcostruzioni, e gli utilizzatori finali, rappresentati dai Sindacati”.

E a conferma della centralità dei temi trattati, anche il messaggio ricevuto da ANCI da parte del Dirigente della Direzione Generale della Tutela delle Condizioni di Lavoro del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Lorenzo Fantini, che alla vigilia del convegno ha espresso all’Associazione “il più vivo apprezzamento del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, sia relativamente alla progettazione e realizzazione della attività che rispetto ai suoi risultati”.

“Il primo dato significativo e preoccupante rilevato dallo studio – sottolinea Giuseppe Piazzolla – è un livello di inadempienti di circa il 34% nell’adozione delle scarpe di sicurezza.

In pratica, un lavoratore su tre non indossa calzature di sicurezza in una situazione che lo espone invece a rischio di infortuni”.

Da un punto di vista normativo, infatti, Il DGLS 81/2008 che regolamenta la materia impone l’impiego dei DPI (Dispositivi di Protezione Individuale), ed in particolare delle calzature di sicurezza, per l’effettuazione di quei lavori che appaiono a rischio per la salute o la sicurezza. L’elenco delle lavorazioni è però solo indicativo delle attività e dei settori per i quali può rendersi necessario l’impiego delle calzature di sicurezza, senza essere esauriente né coercitivo.
La ricerca, tenendo conto dell’elenco di attività indicato dal DGLS 81/2008, ha rilevato che la stima dei lavoratori che dovrebbero indossare le calzature di sicurezza ammonta, in Italia, a 8 milioni e 686mila persone. Ma la percentuale degli utenti effettivi è solo del 66%, pari a 5 milioni e 800 mila persone.

“Se a questo aggiungiamo un ritmo di rinnovo con fasi molto lunghe – continua ancora Piazzolla – che non tiene sufficientemente conto dell’usura a cui sono sottoposte le calzature, siamo di fronte a un dato molto preoccupante, ovviamente per la salute dei lavoratori ma anche perché si traduce in un costo sociale molto elevato”.
“Quello del rinnovo è a nostro modo di vedere un problema serio e probabilmente sottovalutato – aggiunge Giuseppe Piazzolla. Molti sembrano non sapere, o non tenere conto, che la capacità

delle calzature di sicurezza di mantenere inalterate la protezione e gli altri requisiti decade dopo i 12-18 mesi d’uso. Ritengo che, su questo punto, sia necessaria una maggiore attenzione sia da parte delle aziende che degli utilizzatori finali”.

Infatti, secondo quanto emerso, in linea generale ogni lavoratore “consuma” 1,1 paia di calzature di sicurezza all’anno, con differenze significative tra settori. Emerge inoltre in maniera significativa il fatto che, esclusi Pubblica Amministrazione ed edilizia, il 30% dei rinnovi avviene ogni due anni o più. Per l’edilizia, invece, solo il 62,5% rinnova ogni sei mesi, mentre il restante 37,5% lo fa ogni dodici mesi. Secondo le stime dei ricercatori, inoltre, nel 2006 in Italia sono stati pari a 310 milioni di euro i costi, per l’INAIL,  per gli incidenti con diretto coinvolgimento del piede (45mila),  sommati a quelli in cui il mancato uso di calzature di sicurezza adeguate può aver contribuito in maniera più o meno determinante al danno fisico (204mila).

“Valutando il costo medio delle calzature di sicurezza di 30 Euro al paio, si ha una stima degli investimenti sostenuti dai datori di lavoro pari a 174 milioni l’anno, che corrispondono a una percentuale del 56% dei costi  sociali causati dagli incidenti – sottolinea Piazzolla. A fronte di questi dati è chiaramente nell’interesse collettivo oltre che in quello individuale favorire l’aumento dell’utilizzo delle scarpe di sicurezza”.

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