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Dichiarazioni del Ministro Tremonti sulla “ex” 626

venerdì 27 agosto 2010

Tremonti, dichiarazioni ’sconcertanti’ sulla Sicurezza sul Lavoro al Berghem fest: “robe come la 626 sono un lusso che non possiamo permetterci…”

Dichiarazione di Rino Pavanello, Presidente CIIP e Segretario di Ambiente e Lavoro: “Le dichiarazioni del Ministro Tremonti contro la ‘Legge 626′ e le norme che tutelano la salute e la sicurezza sul lavoro sono ’sconcertanti’ e dimostrano persino ‘ignoranza’ sulle reali norme vigenti”.

Se il Ministro dell’economia non è interessato alle conseguenze umane e sociali, valuti almeno il costo economico della mancata prevenzione: 45 miliardi di Euro/Anno, oltre il 3% del Pil, dati confermati dal Ministero del Lavoro e dell’INAIL.

La 626 è un lusso che non possiamo permetterci (altre reazioni)

 LOTITO(INAIL), STUPITI DALLE DICHIARAZIONI DI TREMONTI

(ASCA) – Roma, 26 ago – ”Questa mattina i quotidiani riportano un virgolettato del Ministro dell’Economia secondo il quale la Legge che regola le materie della sicurezza sul lavoro e’ un ”lusso” che il Paese non puo’ permettersi. E’ un lusso la Legge come tale? Se cosi’ fosse francamente c’e’ di che essere stupiti”. Il presidente del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’INAIL, Franco Lotito, commenta cosi’ in una nota le parole di Tremonti al Meeting di Rimini.
”Invece voglio pensare – prosegue – che il Ministro Tremonti alluda al costo in sofferenze, in vite umane ed anche in valore economico che gli infortuni infliggono ai lavoratori ed al sistema nel suo insieme: questo si’ un ”lusso” insopportabile. Basti ricordare che il costo degli infortuni – 790.000 per l’anno 2009, 1.050 dei quali mortali – si aggira intorno ai 30 miliardi di euro”.
”Se invece la dichiarazione del Ministro Tremonti prospetta una qualche iniziativa del Governo tesa alla manomissione o peggio, all’abolizione del Testo Unico sulla Salute e Sicurezza – conclude Lotito – non saprei definirla se non come una bizzarria”.

Sicurezza sul lavoro, la pretende chi si vuole bene. Parte la campagna del ministero

venerdì 27 agosto 2010

L’iniziativa che si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, è stata presentata in anteprima  al meeting di Rimini. Si rivolge ai lavoratori e alle aziende, con un focus specifico sui settori più a rischio: edilizia, agricoltura e trasporti

ROMA – Abbracciare un figlio dopo una giornata di lavoro nei campi, guardare la partita con gli amici, tornare a casa e trovare la famiglia a tavola che ti aspetta per la cena. Piccole emozioni quotidiane che, però, a causa di un incidente potrebbero diventare solo un ricordo. È un invito alla responsabilità il messaggio lanciato dalla nuova campagna del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali dallo slogan “Sicurezza sul lavoro. La pretende chi si vuole bene“. L’iniziativa sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, è stata presentata in anteprima ieri al meeting di Rimini.

“La tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori rappresenta una assoluta priorità per l’Italia che, secondo le indicazioni dell’UE, ha l’obiettivo di ridurre del 25% gli infortuni sul lavoro entro il 2012 – spiega una nota del ministero -. Un traguardo piuttosto ambizioso ma di grande importanza, non solo in relazione ai costi che il fenomeno infortunistico produce (oltre 45 miliardi di euro all’anno nel 2005 secondo i dati INAIL, pari al 3,21% del PIL), ma principalmente per l’attenzione dedicata alla dimensione sociale e umana del problema”. L’obiettivo della campagna, così come previsto nel D.Lgs. 81/2008, anche noto come Testo unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro, è promuovere un vero e proprio cambiamento culturale, “un processo collettivo di sensibilizzazione e responsabilizzazione, in cui ogni cittadino assume un ruolo attivo”.

 Dalle statistiche, infatti, emerge che la maggior parte degli incidenti sul lavoro possono definirsi di natura “comportamentale”. Un dato su cui riflettere non certo per imputare la responsabilità del fenomeno al lavoratore ma, al contrario, per  evidenziare quanto sia importante l’investimento delle imprese e delle istituzioni pubbliche nella formazione, nell’informazione e in tutte quelle attività che consentono di prevenire il determinarsi di una condizione di rischio. “Sulla base di tali premesse – continua la nota – è stata realizzata una campagna di tipo emozionale che, abbandonati i toni gravi e le mere raccomandazioni, mira a colpire e coinvolgere maggiormente l’opinione pubblica grazie a un punto di vista inusuale e a cambiare l’approccio comunemente adottato rispetto a un problema drammatico e purtroppo ancora molto diffuso”.

L’iniziativa di comunicazione, pur rivolgendo l’attenzione all’intera popolazione, ha come target specifici i lavoratori (con un particolare focus per i settori economici individuati come a maggior rischio di incidenti: edilizia, agricoltura e trasporti) e i datori di lavoro, nella convinzione che la strategia di contrasto degli infortuni sul lavoro può risultare massimamente efficace se messa a “sistema”, con un’ effettiva collaborazione delle parti coinvolte. Conclude il messaggio il riferimento a una specifica area del sito del ministero da cui è possibile accedere alle informazioni relative ai temi chiave della prevenzione e della sicurezza nei luoghi di lavoro, alle iniziative e alle attività in corso, agli ambiti di intervento istituzionali, alla normativa di riferimento e ai quesiti posti sulle sue modalità di applicazione. La campagna realizzata dall’agenzia Acciari Consulting, si svolgerà da agosto 2010 a maggio 2011 e si svilupperà in tre fasi. Il progetto prevede non solo l’utilizzo dei mezzi classici della comunicazione pubblicitaria, televisione, stampa, radio, internet, cinema e affissioni, ma anche la programmazione di interventi sul territorio rivolti in particolare ai giovani.

Fonte:  INAIL

BUONE PRATICHE DI INTERVENTO SULLO STRESS LAVORO-CORRELATO

mercoledì 21 luglio 2010

Orientamenti per gli Psicologi in merito alle valutazioni e agli interventi previsti dal Dlgs. 81/2008.

Il documento si articola nei seguenti paragrafi:

1) Premessa

2) Funzioni dello psicologo per la salute lavorativa;

3) Livelli di analisi della condizione di stress;

4) Oggetto di analisi: fattori antecedenti, intervenienti ed esiti;

5) La valutazione dei rischi come processo tecnico e organizzativo

6) Buone pratiche professionali;

7) Modello di organizzazione e di gestione della sicurezza;

8) Tipi di intervento in cui sono coinvolgibili gli psicologi;

9) Implicazioni e suggerimenti operativi;

10) Glossario (Appendice)

 Il gruppo di lavoro composto dal Prof. Guido Sarchielli, dal Prof. Marco Depolo, dal Dott. Federico Ricci, nominato dal Consiglio dell’Ordine degli Psicologi della Regione Emilia-Romagna, con Delibera del 12 dicembre 2008, ha elaborato il presente documento di orientamento per le “Buone pratiche di intervento sullo stress lavoro-correlato”, in relazione al mandato ricevuto di fornire indicazioni operative per affrontare con adeguatezza le valutazioni e gli altri interventi previsti dal D.Lgs 81/2008.

DOCUMENTOBUONEPRATICHESTRESSLAVOROCORRELATO

INAIL – infortuni sul lavoro, prevalentemente circolazione stradale

giovedì 15 luglio 2010

Non in fabbrica o nei cantieri, il 52% delle morti sul lavoro si verifica in strada.

Sul percorso che da casa porta in ufficio o in officina, oltre che nei cantieri stradali, perde la vita un lavoratore su due.

E’ quanto emerge dai dati dell’INAIL, diffusi a Milano in occasione della recente mostra-convegno organizzata da Aias (Associazione professionale italiana ambiente e sicurezza) e INAIL: nel 2008 – ultimi dati ufficiali disponibili – su 1.120 infortuni mortali registrati, oltre la metà sono stati causati da incidenti su strade e autostrade italiane.

E se 355 persone hanno perso la vita mentre svolgevano le loro mansioni lavorative, 276 sono rimasti vittime di incidenti.

Le strade restano dunque il killer numero 1 dei lavoratori, nonostante la leggera flessione registrata nel primo semestre del 2009.

“Il numero degli incidenti legati al lavoro sulle strade è invece pari a circa il 17% del totale degli infortuni segnalati all’Inail nel primo semestre del 2009″, aggiunge Marco Fabio Sartori, presidente-commissario straordinario dell’INAIL, “e anche se i dati ci dicono che gli infortuni per incidenti stradali sono diminuiti del 6% e i decessi del 15%, la strada rimane causa di oltre la metà delle morti bianche”.

Una carneficina, avverte, “che nel suo complesso coinvolge soprattutto i giovani, perché un terzo degli infortunati sulle nostre strade ha tra i 18 e i 29 anni”.

E secondo i professionisti della sicurezza riuniti a Milano, sono i cantieri le aree più a rischio per chi lavora sulle strade: gli automobilisti, nonostante i cartelli ‘Men at work’, continuano a sfrecciare a velocità folli sulle corsie, spesso ridotte in numero e ristrette in larghezza a causa dei lavori in corso.

Non succede raramente dal momento che solo sulle autostrade vengono attivati ogni anno 40 mila cantieri, che impiegano mediamente oltre 30 persone al giorno.

Come aumentare la sicurezza? “La formazione è un requisito essenziale”, riflette Giancarlo Bianchi, presidente Aias, “perché la sicurezza è prima di tutto un atteggiamento e una questione di cultura, che deve entrare nei comportamenti dei cittadini dall’infanzia alla terza età e deve essere impartita nelle scuole e nelle università”.

La viabilità modificata, la segnaletica provvisoria, unite alla velocità e alla scarsa visibilità dei cantieri nelle ore notturne, sono le cause principali degli infortuni stradali.

“Riteniamo che bisognerebbe da un lato sensibilizzare di più gli automobilisti, dall’altro una possibile soluzione potrebbe essere creare apposite unità di tecnici e personale di polizia per monitorare la circolazione attorno ai cantieri, sulla scia dell’esperienza francese.

Un altro settore su cui attivare miglioramenti importanti è la segnaletica stradale”.

Un argomento su cui INAIL ha avviato un progetto con Assosegnaletica, associazione che riunisce i produttori di segnaletica stradale in Italia.

“Stiamo sperimentando nuove soluzioni per contrastare la diffusa irregolarità della cantieristica stradale, che ancora pesa soprattutto su alcune tipologie di lavoratori, come gli addetti ai cantieri stradali e gli autisti”, conferma Sartori. “Noi abbiamo il compito di valutare caso per caso gli interventi realizzati dalle aziende nei loro piani operativi, ai fini di un’eventuale riduzione del premio assicurativo per gli infortuni sul lavoro”.

 Fonte: Inail

Salute e Sicurezza sui luoghi di lavoro – differenza di genere

lunedì 28 giugno 2010

 Divenuta identificativa dell’intera materia prevenzionale in contesto lavorativo, l’espressione “salute e sicurezza sul lavoro” racchiude in modo armonico i due ambiti di intervento secondo i quali si svolge oggi l’azione di tutela dei soggetti. La “e” congiunzione, dal finire degli anni ottanta, difatti, venne posta quale anello di collegamento e trasmissione tra il mondo della tutela, relativo alla protezione diretta dall’infortunio o dalla malattia professionale (racchiusi nel termine “sicurezza”), e la prevenzione, di natura più complessiva (richiamata dal termine “salute”), relativa all’attenzione e cura delle condizioni e dell’organizzazione del lavoro, in base alle quali svolgere le diverse mansioni in modo partecipato tra le lavoratrici, i lavoratori e l’azienda. Tale modifica, non certo di natura meramente lessicale, determinò un profondo e radicale cambiamento nell’ambito della tutela antinfortunistica sul lavoro.

Pubblichiamo questo approfondimento sul significato di Salute e sicurezza sui luoghi di lavoro con particolare riferimento alla differenza di genere della dott.ssa Cinzia Frascheri (responsabile nazionale CISL Salute e Sicurezza sui luoghi di lavoro.

FRASCHERILasaluteelasicurezzadigenere2010

ALCOL e LAVORO – intervento del Procuratore Dott. Beniamino Deidda

martedì 22 giugno 2010

Pubblichiamo l’intervento del Procuratore Dott. Beniamino Deidda, al convegno tenutosi a Firenze il 14 giugno 2010 sul tema “alcol e lavoro”, analisi della situazione attuale e proposte per una normativa migliore.

IL dott. Deidda ha trattato il seguente argomento,

il punto di vista del giurista: obblighi dei diversi soggetti e aspetti contrattualistici.

Fonte: SNOP

SNOP intervento Deidda


INAIL – Straniero, non estraneo. ABC della sicurezza sul lavoro

mercoledì 9 giugno 2010

L’INAIL ha pubblicato un opuscolo che fornisce informazioni e indicazioni pratiche a coloro che lavorano in Italia da poco tempo e non conoscono ancora bene la lingua, le leggi e le istituzioni del Paese. È una sorta di guida dal linguaggio semplice e chiaro che richiama l’attenzione alla sicurezza nei luoghi di lavoro, alla tutela dei lavoratori stranieri e delle loro famiglie.

L’opuscolo, disponibile sul sito dell’INAIL, è stato tradotto in dieci lingue: Albanese, Arabo, Francese, Inglese, Polacco, Portoghese, Romeno, Spagnolo, Tagalog/Filippino, Ucraino.

Scarica qui l’opuscolo in italiano:

INAIL – Opuscolo Italiano

Fonte: INAIL


ISPESL – comunicato stampa “chiusura ispesl ??”

sabato 29 maggio 2010

Pubblichiamo il comunicato stampa ISPESL  in risposta alla notizia pubblicata sui giornali relativamente ai contenuti della finanziaria sulla possibile chiusura dell’ente.

 Roma, 26 maggio 2010

COMUNICATO STAMPA

 ISPESL: l’Istituto non è un “ente inutile”, ma indispensabile per la sicurezza e la salute dei lavoratori italiani. Con il provvedimento del Governo si chiude l’unico Ente di ricerca del Paese.

Nonostante il dimezzamento dei fondi, l’Ispesl è in grado di autofinanziarsi per più del 60% dello stanziamento concesso dallo Stato.

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In relazione alle notizie di stampa si apprende che l’Ispesl (Istituto Superiore per la prevenzione e la sicurezza del Lavoro), unico Ente di ricerca del nostro Paese con vastissime competenze nel settore della prevenzione e della sicurezza dei lavoratori, nell’ambito della manovra finanziaria varata dal Consiglio dei Ministri del 25 maggio, risulterebbe soppresso.

Rimaniamo stupiti dalle notizie della soppressione e della definizione di ente inutile per l’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (ISPESL).

L’etichetta, da alcuni attribuita, all’istituto di “Ente inutile” è offensiva per tutti i lavoratori, oltreché priva di fondamento.

L’Ispesl non solo non è ente inutile, ma nel silenzio del suo trentennale lavoro quotidiano, attraverso l’impegno e il sacrificio delle molteplici professionalità (ingegneri, medici, chimici, fisici, biologi, ecc) pur nella scarsità di mezzi, garantisce un apporto insostituibile di conoscenze, esperienze e formazione al sistema produttivo del nostro Paese nel delicato settore della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, fornendo un know how, patrimonio per l’Italia, apprezzato e riconosciuto non solo in ambito scientifico nazionale e internazionale ma da tutte le organizzazioni datoriali e sindacali.

Se è vero che gli infortuni mortali annui sono diminuiti da 1600 a 1200 (per parlare solo delle cosiddette morti bianche) ciò è ascrivibile anche a tutte le innumerevoli iniziative dell’Ispesl, messe in campo attraverso il suo personale.

L’Ente che soffre dall’anno 2000 una costante e vertiginosa riduzione di fondi, dimezzati nel corso di questi anni, da 110 a 58 milioni di euro, oltre ad un altrettanto drastica riduzione del personale per raggiunti limiti di età (senza possibilità di un fisiologico turn over, per il blocco delle assunzioni), non ha mai ridotto il proprio impegno per la tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori. Nonostante ciò l’Istituto si è costantemente adoperato nel corso di questi anni per avere mezzi e disponibilità per esercitare al meglio le proprie funzioni.

L’Istituto ha, infatti, accresciuto e ampliato tutti i possibili servizi che la legge gli consente di fare, riuscendo persino ad incrementare notevolmente le entrate proprie.

L’Istituto oggi è in grado di autofinanziarsi (35 milioni di euro) per più del 60 % dello stanziamento che perviene dallo Stato.

E’ questo lo si può considerare un “ente inutile”?

Chi si è impegnato e chi si impegna per conto del Governo e delle Autorità territoriali,  per le aree di Taranto, Civitavecchia, Casale Monferrato, ovvero per i gravissimi problemi del terremoto a l’Aquila, in Umbria?

Chi è intervenuto per la sicurezza degli insediamenti a rischio di incidente rilevante o degli impianti energetici più complessi?

Chi ha fronteggiato le emergenze nazionali al fianco delle istituzioni territoriali e nazionali (incidente Monte Bianco, nave G. Montari,  Gran Sasso, Tissen Krup, Camere iperbariche, ecc…)?

Riteniamo in conclusione che non solo l’Ispesl non sia “ente inutile”, ma che sia “utilissimo” per il nostro sistema produttivo che si finanzia per gran parte da solo.

A questo punto sarebbe utile sapere in quale logica e con quali procedure sia stata disposta la “soppressione” dell’Ispesl con lo “scioglimento” nell’Inail.

Aspettiamo una risposta.

Il personale dell’Ispesl ce la chiede. Ce lo chiedono anche i lavoratori e i familiari delle vittime sul lavoro.

Per informazioni:

Gian Pietro Fiore   Cell.3666756378    Tel. 06/97893402

N. 2 2010 – Io scelgo la sicurezza – Regione Piemonte

mercoledì 26 maggio 2010

Pubblichiamo il n. 2  2010 “io scelgo la sicurezza” newsletter della Regione Piemonte.

In evidenza:

La nuova direttiva macchine

Il rischio cancerogeno nel settore del legno

Le radiazioni ottiche artificiali

Radiazioni ionizzanti (legge Regione Piemonte)

Io scelgo la sicurezza 2 2010

Imparare dagli errori: rischi e infortuni negli uffici

martedì 18 maggio 2010

Alcuni esempi tratti dall’archivio Ispesl Infor.mo.: una breve rassegna di infortuni a impiegati di ufficio. La sottovalutazione del rischio, il rischio caduta, l’importanza dell’ordine e le misure di prevenzione.

I casi
Il primo caso che riportiamo ha una descrizione veramente breve. 
Il lavoratore svolge l’attività di impiegato in un ufficio e, mentre sale le scale per recarsi alla sua postazione di lavoro, si volta verso il collega che lo accompagna per porgergli alcuni documenti. 
Nel fare questo inciampa e cade all’indietro “urtando violentemente la nuca sulla scala”.
Dunque un problema di perdita di equilibrio dovuta ad una distrazione, ad un semplice gesto che poteva essere fatto con maggior sicurezza quando i due colleghi fossero arrivati in piano.

Il secondo caso ha una dinamica altrettanto breve ed è relativo al percorso svolto da una lavoratrice che si recava, come d’abitudine, “dal proprio ufficio sito al piano mezzanino, al piano terra per bere un caffè al distributore automatico e a fumare una sigaretta”.
Un comportamento abituale in molti impiegati. 
Il problema è che per fare questo spostamento la lavoratrice scende una rampa di scale. Lo fa senza avere nessun oggetto fra le mani se non la chiavetta per il distributore ed un pacchetto di sigarette. Scende da sola. Indossa scarpe o stivaletti con un tacco basso.  
Un piede messo male, una caduta e anche in questo caso la testa battuta sulle scale.

Normativa e prevenzione
Ci soffermiamo ora sul problema più generale delle cadute negli uffici: è sufficiente un cavo lasciato in giro, un cassetto aperto, un pavimento ingombro o scivoloso per provocare un infortunio. E infortuni di questo tipo – spesso piccoli, qualche volta gravi – sono all’ordine del giorno.
Rischi di caduta che aumentano in modo esponenziale, se incauti lavoratori per raggiungere posizioni elevate, magari per depositare o prelevare materiale d’ufficio, si arrampicano sugli scaffali o salgono sulle sedie senza utilizzare correttamente idonee scale.

Una prima regola di prevenzione negli uffici è l’ordine e la pulizia del posto di lavoro: la disposizione degli arredi, dei mobili, dei cavi, delle apparecchiature e macchinari deve garantire il loro corretto impiego e consentire agevoli spostamenti.

Suva, istituto svizzero per l’assicurazione e la prevenzione degli infortuni, ha prodotto un documento di prevenzione per questi ambienti di lavoro cchiamato: “Basta con le cadute negli uffici (amministrazioni e servizi)”.

Nel documento sono riportate utili regole di comportamento e di prevenzione:
– “non telefonare o scrivere SMS mentre si cammina; 
– tenersi al corrimano per evitare di inciampare e cadere sulle scale;
– le cassettiere o le ante degli armadi lasciate aperte possono costituire delle trappole micidiali per i colleghi di lavoro; 
– attenzione ai cavi sui pavimenti e sulle vie di circolazione (se non si possono posare correttamente occorre segnalarli in modo visibile); 
– oggetti, merci e liquidi sui pavimenti o sulle scale sono una causa molto frequente di cadute. Rimuoverli immediatamente oppure, se non è possibile farlo, segnalarli in modo chiaro e visibile e avvisare subito la persona di competenza;
– anche i dislivelli minimi nei pavimenti, i bordi rialzati di un tappeto e i tappeti stessi possono provocare cadute. Segnalare subito tali zone di pericolo e rimuoverle quanto prima;
– indossare calzature adatte sul posto di lavoro ma anche per il percorso casa-lavoro”.

Come lista di controllo per la prevenzione, il documento contiene diverse domande da porsi per verificare la sicurezza di un ufficio
Concludiamo questa nostra breve raccolta di suggerimenti, presentandone alcune in relazione alle cadute:
– “le prese della corrente negli uffici e nelle sale riunioni sono disposte in modo da evitare cavi volanti e da non provocare cadute? 
– le scale sono costruite in modo che i bordi dei gradini, l’inizio e la fine delle rampe e dei pianerottoli siano ben visibili? 
– le scale sono dotate di corrimano comodi da usare? 
– l’illuminazione (specie nei locali senza luce naturale) è regolata tramite sensori in modo che la luce si accenda subito e automaticamente?”.

Fonte: Puntosicuro